Analogie di vita

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In una giornata di mezza estate, mentre ero assorta nei miei pensieri, ho letto sul sedile di un pullman questa scritta: “Diventiamo tutto ciò per cui abbiamo provato ribrezzo… era un cattivo presagio. Ci siamo visti in uno specchio deformante di un futuro, senza sapere che stavamo guardando ciò che saremmo diventati”.
Forse molti la troverebbero una frase come molte, priva di significato, ma io ho riflettuto molto su queste parole… Chiunque l’avesse scritta, seppur in un posto inappropriato, voleva comunicare qualcosa. Per me gli ultimi mesi sono stati decisivi: è mutata la mia visione del mondo e soprattutto di me stessa (non tutti i miei atteggiamenti si sono rivelati positivi).

Penso che lo “scrittore” volesse comunicare che spesso l’uomo è cieco e sordo: chiude gli occhi per non vedere e le orecchie per non sentire. Di conseguenza, non sa cogliere i segnali provenienti dall’esterno poiché si priva di osservare se stesso con occhi limpidi e udire con orecchie libere.
Nel momento in cui cresce il suo atteggiamento muta, e volgendo lo sguardo al passato, si rende conto di esser diventato qualcuno che probabilmente un tempo non avrebbe mai immaginato (e che forse, aveva anche disprezzato). 
Se questa persona avesse avuto il coraggio di guardarsi in modo autocritico e consapevole, a quest’ora, sarebbe migliorata. Abbiate sempre il coraggio di guardarvi dentro e accettare le vostre ombre. Rendete il vostro punto debole, un punto di forza.

~ Serena Magni

2 Comments

  1. Mi piace il tuo ragionamento su questa citazione anonima e mi trovo d’accordo: come disse Pavese, “si odiano gli altri perché si odia se stessi”. L’odio genera solamente odio: il disprezzo che proviamo oggi verso qualcosa o qualcuno, non esclude che possiamo diventare esattamente ciò che odiavamo, e a sua volta verremo disprezzati da altri, entrando (o meglio continuando) un circolo vizioso che ha avuto origine dai primordi delle relazioni umane. Abbiamo questa straordinaria capacità di odiare noi stessi: odiare un essere umano non è alla fine odiare un fratello, un figlio, che sono alla fine dei fatti noi stessi?
    Concludi bene Serena, l’unico gesto che ci può salvare è la comprensione e compassione: accettare che ciò è orrendo ai nostri occhi è anche dentro di noi, è il primo passo per diventare migliori e cambiare questo povero mondo.

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    1. Ti ringrazio per il tuo intervento Alhenair. Concordo pienamente con te. L’accettazione del proprio io e dell’altro spesso risulta difficile e comporta conflitti interiori che provocano dolore nel loro “spostamento”. Aggiungerei anche che l’umiltà è alla base della comprensione e della compassione.

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